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Tranquility Base Hotel & Casino: un'esperienza

Ovvero come ho vissuto il nuovo album degli Arctic Monkeys 2.0

ARCTIC_MONKEYS_1000-920x584 Photo by zackery michael

Giorni fa stavo facendo come al mio solito, ossia lasciavo che la vita vivesse me. Sveglia, doccia, lezione, studio, pranzo, lavoro, studio, casa, studio. Poi arriva una notifica da parte di Google, decisamente degna di nota, che mi avvertiva dell'uscita del nuovo album degli Arctic Monkeys “Tranquility Base Hotel & Casino”.

Penso subito finalmente una bella notizia e per festeggiare mi preparo una bella insalata per assumere la mia dose quotidiana di verdure (anche se poi non conta nulla, visto che la condisco sempre con mezzo frigorifero). Decido di sgombrare la mente da tutte le lamentele dei fan: soprattutto quelle del mio amico che ha seguito più concerti degli Arctic Monkeys che probabilmente loro stessi e che afferma senza pensarci più di due secondi “ha fatto schifo”. Tanti i preconcetti per cui i nostri beniamini siano diventati esattamente ciò che deridevano in Fake Tales of San Francisco e dai titoli intravisti qua e là in cui c'era addirittura chi attaccava Alex Turner per aver reso gli Arctic il side-project dei Last Shadow Puppets. Ma che?

Lascio che la verdura mi aguzzi i sensi e da profana cerco su YouTube il video di Four Out of Five, di cui tanti si erano lamentati, e avverto come una presenza di David Bowie invadere il mio salotto.

Decido di tentare la sorte, avvio Spotify e mi ritrovo immersa in un mondo fatto di ritmi lenti, segno evidente che la batteria di The View from the Afternoon che mi aveva conquistata a 16 anni è andata a farsi benedire. Del resto però, nessuno di noi trentenni (anno più, anno meno) è più festaiolo come una volta. Dai festini indoor adolescenziali con Brand:New che ogni due minuti trasmetteva un pezzo degli Arctic si è arrivati a un salotto vuoto e con questo album di sottofondo. Ed è tutto comunque perfetto. La voce di Alex Turner è ancora quella della mia generazione – forse l'ultima rimasta – fatta di sonorità calme, di una voce in delay, di testi nostalgici, politici e fantascientifici e del buon vecchio accento di Sheffield che spunta qua e là. Chi ha bisogno delle vecchie schitarrate a cui eravamo abituati quando puoi essere immerso in un'atmosfera surreale che ti regala solo pace?

È tutto ciò di cui noi millennials avevamo bisogno: una conversazione adulta messa in musica, qualche paesaggio mentale intergalattico, la soddisfazione di vedere una band che hai visto nascere diventare adulta insieme a te e il citazionismo, quello bello. C'è un po' di Nick Cave in Star Treatment, un po' di Pink Floyd in American Sports, e (sarà suggestione perché per me Lui è ovunque) un po' di David Buon'Anima Bowie in Four out of Five e nel singolo che dà il titolo all'album.

aRCTIC-MONK Photo by zackery michael

Eppure gli Arctic Monkeys a cui eravamo abituati sono sempre lì. Sono lì tra le linee di basso di Nick O'Malley che da distorte e incisive si sono fatte semplicemente più virtuose e raffinate, nella batteria di Matt Helders (l'unico che ha deciso di non farsi crescere i capelli) che da metronomica – esisterà questa parola? – martellante e ricca di passaggi si è fatta più soffice, più lounge e più ricca di fraseggi. È ancora lì in She Looks Like Fun e nel suo assolo di chitarra (sissignori, giuro che una chitarra l'ho sentita!), è ancora nella voce inconfondibile di Alex Turner e nella maestria che ha mostrato nella scrittura dei brani strizzando l'occhiolino alla Francia di Serge Gainsbourg e al noir di Jean-Pierre Melville, ma sempre guardando al passato con la dignità di una band che ha raggiunto quel momento della propria carriera musicale in cui può permettersi di abusare quanto le pare di cacofonie e ritmi in tempi diversi dai 4/4 a cui le nostre orecchie sono noiosamente abituate.

All'alba del sesto album una band può permettersi di sperimentare; si può sconfinare nel jazz senza bisogno di ostentare quanto si è bravi con assoli masturbatori e si può fare citazionismo pur mantenendo la fede alle proprie radici musicali. Questo è ciò che Tranquility Base Hotel & Casino mi ha detto.

Voi avete sentito solo il pianoforte? Oh. Forse devo smetterla con le insalate con dentro il mondo.