/ Lamanoir

Le 10 colonne sonore più inquietanti

Perché sì, senza la musica non esiste il brivido

1. Suspense - The innocents (1961)


Una schermata in nero potrebbe illudere la presenza di un silenzio. Non è il caso di Suspense (The Innocents), film del 1961 diretto da Jack Clayton. Il nero dei primi frame è accompagnato da un canto, definibile nel lessico degli anglosassoni con la parola creepy. La voce della folk-singer Isla Cameron è una nenia infantile. Parole di morte e nebbia:

We lay my love and I beneath the weeping willow.
But now alone I lie and weep beside the tree.
Singing 'Oh willow waly' by the tree that weeps with me.
Singing 'Oh willow waly' till my lover return to me.
We lay my love and I beneath the weeping willow.
A broken heart have I. Oh willow I die, oh willow I die.

Dopo l'inquietante cantilena eseguita dalla voce strozzata di Isla Cameron, possono partire i titoli di apertura. O Willow Waly, questo il titolo del brano, venne ripreso poi nel 1962 dal Kingston Trio e pubblicato nell'album Something Special.

2. Rosemary's baby (1968)


Nel 1968 il maestro Roman Polanski portava nelle sale il film che, ancora oggi, è considerato il suo capolavoro. Rosemary's Baby, ispirato dall'omonimo romanzo di Ira Levin, si apre con una composizione di Krzysztof Komeda. Un arpeggio di chitarra classica, due giri, poi una voce. Una sorta di ninna nanna che non lascia spazio ad equivoci, in quel "la la la" che porta chiunque a guardarsi le spalle. Quella voce è di Mia Farrow, che nel film veste i panni della protagonista Rosemary Woodhouse.

3. Chi l'ha vista morire? (1972)


La piccola Nicole sta giocando sulla neve con la governante di famiglia. Poco dopo decide di farsi rincorrere, monta su una piccola slitta e scivola lungo il bosco. Lì, ad attenderla, c'è una donna vestita di nero. Viene raggiunta dalla governante, ma è troppo tardi. In quel contempo un coro di bambini ha già intonato un crescendo disturbante. Partiranno i titoli di apertura con il main theme del film. Nel 1972 il regista Aldo Lado portava nelle sale il film Chi l'ha vista morire? con la colonna sonora firmata da Ennio Morricone. Il risultato è una filastrocca composta nel nome dell'ossessione. Per l'occasione, il maestro aveva ripreso una filastrocca inglese del XVIII secolo, Who killed Cock Robin?. La moglie ne tradusse le parole riadattandole alla lingua italiana.

Chi piangerà quel morto?
Dice la tortorella:
“Io ch’ ero la sua bella,
io piangerò quel morto…”
Chi l’ ha visto morire?
“Io!” dice il moscerino
“Con quest’ occhio piccino
io l’ ho visto morire!”
Io.. Io… Io… Io…
Dice il passero:
“Io, col dardo e l’ arco io”
Dice il passero:
“Io ho ucciso il pettirosso…”

4. L'esorcista (1973)


Sfondare porte aperte e vederle ricomporsi per strani meccanismi di una mente telecinetica. L'esorcista, capolavoro horror diretto da William Friedkin, deve molto all'opera Tubular bells del compositore britannico Mike Oldfield. L'alternanza 7/4 e 4/4 disturba l'ascoltatore per creare una linea diretta di comunicazione con la pellicola maledetta. Per uno strano gioco del destino, Tubular bells era la prima pubblicazione di Oldfield, e l'attenzione di William Friedkin gli diede una tale pubblicità da fargli scalare le classifiche di vendita britanniche.

5. Profondo rosso (1975)


Ecco, no. Qui non si parla del main theme, di quel brano che negli anni è stato riproposto in versione dance, heavy metal, house, acapella. No. Non siamo qui per parlare del brano più celebre dei Goblin e che ha segnato per sempre la musica dell'horror italiano. Profondo Rosso, capolavoro indiscusso di Dario Argento, è qualcos'altro. La paura percorre la schiena per colpa di una nota fuori scala. Sì, quella. Quell'anomalia sonora che sentite quando l'assassino si presenta in casa della vittima e mette su quel canto infantile inciso su nastro. Una scala maggiore disturbata da una terza minore che si insinua come uno spettro che vi osserva mentre sopite. School at night (Lullaby - Echo Version), questo il suo titolo, è forse più importante della traccia principale del film. Senza la nenia infantile non vi sarebbe il carattere dell'assassino, figura nera evanescente e demoniaca, sempre nascosta nell'ombra e sempre assetata di sangue.

6. Sette note in nero (1977)


«In quell'epoca, il digitale, non esisteva ancora. Era dunque difficile avere un loop, dunque ci si doveva arrangiare. Avevo un pianoforte e dovevo combinare sette note. Le avevo suddivise in tre movimenti: due nei primi due e tre nel terzo. Avevo registrato la melodia su un nastrino e di questo nastrino tenevo il bordo con la matita. Lui girava e tornava indietro, come un loop». Con queste parole Fabio Frizzi raccontava alle telecamere di Stracult in che modo era nato il motivetto ipnotico di Sette note in nero, il film di un visionario Lucio Fulci. Un motivetto che quasi sembra un girotondo, con suoni di piano e carillon ai quali, in crescendo, si aggiungono gli archi. Prima si pronunciano timidamente, poi partecipano al tema. Nelle scene principali del film, il main theme colora di pigmentazioni d'inferno il sangue che scorre tra i fotogrammi della pellicola.

7. Amityville horror (1979)


Un piano, un arpeggio che può incantare, sedurre e uccidere. Una cantilena quasi arrogante, beffarda e crudele, interviene mentre stiamo per entrare nella casa maledetta di Amtityville. Lalo Schifrin, compositore argentino, ha firmato nel 1979 la colonna sonora di Amityville horror di Stuart Rosenberg, ispirato dai fatti accaduti nel 1974 al 112 Ocean Avenue. Creepy quanto basta, il main theme farebbe impressione agli stessi cultori della Lullaby di Profondo rosso e della filastrocca di Ennio Morricone. Lalo Schifrin ha firmato anche le musiche del secondo capitolo della saga, Amityville possession, diretto nel 1982 dal regista italiano Damiano Damiani. La chiave di lettura è la stessa, addirittura più incalzante: un piano come tappeto, un canto infantile fuori scala per schiantare lo spettatore su un muro di follia, spettri e sangue.

8. Paura nella città dei morti viventi (1980)


Sì, di nuovo loro due: Lucio Fulci e Fabio Frizzi. Questa volta ritorniamo a parlare dell'intensa collaborazione dei due maestri per Paura nella città dei morti viventi, il primo film della Trilogia della morte e non a caso tra i film preferiti di Quentin Tarantino, che omaggerà nel suo capolavoro Kill Bill. Salti di ottava, chitarre classiche, fiati fuori scala e giri di basso essenziali quanto trascinanti, con accenni di slap, accompagnano le scene più cruente nell'incantevole atmosfera nebbiosa del film. Un prete si toglie la vita impiccandosi e interviene il riff di Irrealtà di suoni - questo il titolo della traccia - già all'apertura del film. Cupo e cadaverico, il brano scandisce i battiti della Morte e i salti sulla sedia di chi si trova a guardare.

9. La piovra 3 (1987)


Oh, già. Che ci fa La piovra 3 in una lista di colonne sonore inquietanti? Osservate bene il titolo: non abbiamo parlato di horror. Non nello specifico almeno. Sì, è vero, finora abbiamo elencato esclusivamente musiche dei più famosi film dell'orrore, ma fidatevi: anche in questo caso vale la pena spendere due righe. In primis perché stiamo di nuovo parlando di Ennio Morricone. In secundis perché questo è un carillon che non vi darà pace. Ad accompagnare l'inquietante scala è Edda Dell'Orso, già scelta da Morricone per Giù la testa. La ritroviamo qui, per La piovra 3 con la regia di Luigi Perelli, terza stagione della fortuna saga italiana La Piovra, una romantica, appassionante e crudele storia di mafia. Agghiacciante, se ci ritroviamo in ascolto delle note disturbanti che il maestro ha scelto per Strana bambina. Note disturbanti quasi quanto il titolo. Evocativo, lapidario e misterioso.

10. Dead silence (2007)


Mary Shaw chi? La vecchia? Certo, ma chi ci dice che la ventriloqua "dagli occhi pazzi" sarebbe stata la stessa senza la colonna sonora di Charlie Clouser? Dead silence di James Wan usciva nelle sale nel 2007. Gli spettatori potevano già sentire i primi brividi dagli opening titles, quando il carillon anticipa un'esplosione di melodie che fanno il verso alle più grandi colonne sonore horror della vecchia scuola. La costruzione di un pupazzo, il suo macabro sorriso e Lei, la musica che si ripete nei ricordi fino a diventare un demone da scacciare. La scelta perfetta per aprire un film, perché chi guarda deve anche sentire. Per capire che niente sarà come prima.

Immagine di copertina: Paperstrett

Luca Mastinu

Luca Mastinu

Misantropo e pignolo. Ipocondriaco, vivo nella mia stanza per difendermi dai batteri del mondo. Scrittore, compositore, musicista. Acluofobo ed entomofobico.

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